Wired parla di Museotecnica

Vi spiego perché sorrido
Wired entra nel Laboratorio Museotecnico Goppion che costruisce teche infrangibili per proteggere (e conservare) i capolavori di tutto il mondo. E vi racconta i suoi segreti tecnologici

Sorride finalmente rilassata, la Gioconda. Da cinque anni è blindata dentro una teca a prova di impossibile, ipertecnologia made in lombardia. Adesso il fiume in piena di otto milioni e mezzo di visitatori che ogni anno inonda il Louvre non le fa paura. Nessuno può più sfregiarla con l’acido o lapidarla, come è accaduto neanche tanto tempo fa. Adesso possono scrivere con il sangue oscure profezie sul vetro che la protegge, strani indizi di una mistica caccia al tesoro.

Era solo un film, Il codice da Vinci, e lei, Monna Lisa, ha visto di peggio e di infinitamente meglio, ha visto cose che noi umani… È stata in due palazzi reali, a Fontainebleau con Francesco I e a Versailles con Luigi XIV. Ha diviso la camera da letto con Napoleone, prima di finire al Louvre. Dal museo è evasa più di una volta. Per finire in rifugi segreti, quando i tedeschi erano alle porte. Per annoiarsi a morte per due anni in uno sgabuzzino e in una valigia quando un italiano, un certo Vincenzo Peruggia, la rapì per riportarla a casa, a Firenze. Era il 1911, le viene ancora da sorridere quando pensa che per il furto venne arrestato il poeta Guillaume Apollinaire e sospettato un pittore che dipingeva donne con la faccia storta, Pablo Picasso. Poi ha girato il mondo in tournée: in Italia, in America, a Mosca, persino a Tokyo.

Da cinque anni niente la turba, una tranquillità trasparente, una sicurezza ermetica la isolano dal mondo. Si sente un po’ sola la Gioconda quando si fa buio. Se fosse in Una notte al museo non perderebbe tempo con i colleghi e, zainetto in spalla, andrebbe a dare una sbirciatina alle porte di Milano. Al Laboratorio Museotecnico Goppion di Trezzano sul Naviglio, dove hanno confezionato la sua capsula evolutissima. Lì magari Monna Lisa incontrerebbe l’archistar sir Norman Foster, che mette a punto con i tecnici lombardi gli ultimi dettagli per l’American Wing del Museum of Fine Arts di Boston: l’inaugurazione è prevista proprio in questi giorni. O i curatori dell’Israel Museum che sono approdati qui per mettere al sicuro la Bibbia più antica del mondo.

Da fuori il Laboratorio Museotecnico Goppion è una palazzina da nulla, dentro è da vent’anni una fucina di idee per creare bolle di sicurezza attorno a pezzi d’arte e reperti unici al mondo. Negli anni ’90 l’officina Goppion – che dal 1952 si occupava di vetrine per gioiellieri e orologiai – si fa un nome mettendo al sicuro il Koh-i-Noor, il diamante dei diamanti che brilla al centro della corona della regina d’Inghilterra. Non si era mai vista una cosa del genere. No, non il diamante, la teca. Leggera, rocciosa, elegante.

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