Lettera aperta ai docenti delle discipline per la formazione e l’educazione all’arte

Jacopo Tintoretto, Caino ed Abele, olio su tela, cm 149 x 196. Gallerie dell’Accademia, Venezia
Jacopo Tintoretto, Caino ed Abele, olio su tela, cm 149 x 196. Gallerie dell’Accademia, Venezia

Riportiamo volentieri la lettera aperta di Marinella Galletti di Artem Docere (Associazione Docenti Disegno e Storia dell’arte). la lettera  si inserisce nel dibattito (o lotta?) sul destino delle classi di concorso artistiche nell’ambito dell’ormai famigerata riforma Gelmini.

Caos, cronaca da frammenti di lotte fratricide

Tra gli effetti della recente riforma della scuola secondaria di II grado, oltre ad aver cancellato importanti discipline di studio nell’ ambito del diritto all’ educazione all’ arte dei cittadini Italiani, o ad averle ridotte drasticamente, e in ogni caso ad aver snaturato i “nuovi”  indirizzi  in realtà “residue”, sia riuscita anche a frammentare e a rendere inefficaci “le voci” che si esprimono per richiedere al MIUR garanzie e tutele. Oppure, viceversa, a far prevalere richieste inique.

La forte e allarmante restrizione di opportunità di insegnamento che grava sulle discipline dell’ ambito artistico, con lesione dei diritti di chi ha lavorato e investito anni e anni nel proprio lavoro di docente, in termini di professionalità, oggi senza più opportunità lavorativa, oppure ridotto ai margini della scuola, ha visto sorgere in questi anni coordinamenti di docenti che si “affannavano e si affannano” a muovere le proprie perlopiù opportune, ma “inascoltate richieste” inerenti la questione delle “Classi di Concorso”.   I docenti abilitati del pregresso ordinamento devono essere destinati all’  insegnamento delle “nuove” residue discipline, tramite provvedimenti ministeriali successivi all’ applicazione della riforma. E fin da subito si è prospettato il caos: una maglia troppo stretta per i tanti docenti che non hanno più classi dove insegnare.

Le richieste da parte dei coordinamenti, tuttavia, non sono sempre condivisibili quando col “presupposto” di un proprio diritto esclusivo ad insegnare discipline  di competenza anche di docenti abilitati in classi di concorso affini, in realtà a loro volta danneggiati. Classi di Concorso che, in questa fase, risultano “incluse” transitoriamente per un dato insegnamento come classi atipiche, e/o in previsione secondo le bozze delle “nuove classi di concorso” (e non desiderate dai colleghi!!); oppure “escluse” da insegnamenti per i quali hanno titolo, senza che sia posto riguardo per il pregresso normativo o equipollenze, percorsi abilitanti e competenze professionali! (e in questo caso, due volte danneggiate).

In altri casi, assistiamo al sorgere di coordinamenti che si attivano nel tentativo di far ripristinare esclusivamente il proprio insegnamento, laddove cancellato o ridotto.  Semplicemente, senza che sia posto uno sguardo alla complessità di quanto in atto in seguito alla riforma, nel sistema scuola, senza curarsi di altri insegnamenti importanti o affini di cui altrettanto gravemente ridotta l’ offerta formativa.

Il caos.

Ancor più grave quando sono le associazioni stesse a rivendicare l’ esclusiva all’ insegnamento di una data disciplina per una sola classe di concorso laddove i titoli e il merito appartengono a più classi di concorso, e quando all’ origine delle incoerenze previste nelle “bozze” elaborate dal Miur comprendiamo che è prevalso il “peso” di tali pressanti richieste, da parte di associazioni professionali numericamente e storicamente “forti”.

Sono comportamenti corporativistici, fondati su falsi presupposti ed interessi di “partito”, destinati a spaccare ancor più e inesorabilmente  il terreno comune, l’ ambito dell’ educazione all’ arte nel “mondo” scuola.

Le ultime bozze “nuove classi di concorso” poste nei mesi scorsi alla firma del ministro, e al momento sospese, prevedono non pochi casi di incoerenza che vedrebbero privilegiate classi di concorso a discapito di altre, pur nel merito di equipollenze e in presenza di pregresso normativo.

Dobbiamo l’ attuale “sospensione” delle “bozze”, compensata da provvedimenti ministeriali  transitori e meno drastici, all’ intenso lavoro svolto dalle  Associazioni come Artem Docere che instancabilmente ha dialogato con le organizzazioni sindacali e con il MIUR, presentato opportuni studi tecnici sulle discipline e classi di concorso,  proposto interpellanze parlamentari; lo dobbiamo all’ azione convinta delle organizzazioni sindacali, a loro volta sostenute dal nostro intenso lavoro. Ma non è finita.

Con la ripresa del nuovo anno scolastico, la questione delle “Nuove” Classi di Concorso si riaprirà. Se quelle bozze passassero così come sono, nella loro complessità, alcune classi di concorso si ritroverebbero ciecamente scalzate e inverosimilmente “calpestate” dai propri colleghi.

La situazione è delicata e sciagurata.

Non meno grave è quanto si registra nei Collegi Docenti. Ogni anno assistiamo alle richieste da parte di Dipartimenti Disciplinari di voler incrementare il monte ore della propria disciplina.  Le richieste sono rese possibili dal Regolamento della stessa Legge di Riforma che all’ art. 10 rimette alle singole istituzioni scolastiche, nei limiti del “contingente di organico ad esse annualmente assegnato e tenuto conto delle richieste degli studenti e delle loro famiglie”  la possibilità di rendere flessibile l’ offerta formativa incrementando il monte ore annuale di una o più discipline “fermo restando che l’orario previsto dal piano di studio di ciascuna disciplina non può essere ridotto in misura superiore a un terzo nell’arco dei cinque anni e che non possono essere soppresse le discipline previste nell’ultimo anno di corso nei piani di studio … né determinare esuberi di personale”… Ma in ogni caso, si tratta di avvantaggiare una disciplina a svantaggio di un’ altra! Il monte ore complessivo di studio agli studenti non può essere incrementato!

Nella situazione frammentata in cui versa la scuola, questa “opportunità” è una falsa “autonomia e soluzione” al diritto allo studio degli studenti, che otterrebbero da una parte per vedersi togliere dall’ altra.

Altrettanto, occorre uscire  dalla logica dei coordinamenti delle singole classi di  concorso, destinata al fallimento, per abbracciare la visione offerta da elementi comuni nelle specificità, per la tutela reciproca di tutti gli insegnamenti e dei docenti abilitati.

Si tratta di comprendere l’ attuale situazione sciagurata di partenza e di convergere verso strade della condivisione di soluzioni legittime, trasparenti e normativamente coerenti ed eque ai problemi estremamente gravosi per tutti, conseguenti la riforma.
Inoltre, la conoscenza delle problematiche esistenti nel mondo della scuola sul piano normativo, dei diritti, compreso il diritto allo studio e alla formazione dei cittadini Italiani, sono il tramite per affrontarli.

Occorre dare vita a un progetto unitario, mettendo in primo piano la professionalità dei docenti quale risorsa autentica e vitale nella scuola, per la restituzione della dignità alle discipline e per la convergenza del patrimonio culturale dell’ intelligenza artistica docenti su di un terreno comune.

La Riforma Gelmini non può essere corretta, ha creato troppo caos e danni, ha condotto i docenti a lotte spietate fratricide, ha svuotato di contenuti il diritto allo studio dei cittadini italiani, dobbiamo tutelarci reciprocamente, offrire informazioni e trasparenza sui danni che il venir meno del “Diritto all’ educazione all’ arte” ha causato ai cittadini Italiani e al più presto  incamminarci per eliminare una legge improbabile e iniqua.

Fonte: http://artemdocere.jimdo.com/caos-frammenti/

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