La Mazzucco racconta Tintoretto

mazzuccoangeloMelania Mazzucco, si occupa di nuovo di arte a dieci anni dall’uscita di La camera di Baltus (incentrato su un pittore gotico e sul suo studioso moderno). La lunga attesa dell’angelo è un’opera letteraria, non un romanzo didattico-divulgativo, percui non “insegna” nulla e a ben guardare parla molto poco delle opere d’arte, specie le più famose, di Tintoretto. Non a caso non ci sono riproduzioni delle opere di cui si parla (a parte la copertina con un particolare del Ratto di Elena), inoltre la quarta di copertina annuncia per il 2009 l’uscita di un altro testo “che ricostruisce in chiave storico-documentaria la vicenda raccontata” nel romanzo: Jacomo Tintoretto & i suoi figli. Biografia di un famiglia veneziana. In effetti questa specie di biografia interiore è molto più concentrata sui rapporti umani (anche ambigui), pur essendo documentatissima dal punto di vista storico. Inoltre, come gli altri romanzi di Melania Mazzucco, si fa uso di accorgimenti letterari abbastanza all’avanguardia (alternanza di flashback e flashforward, dialoghi senza i consueti trattini che segnalano il discorso diretto…). Tuttavia, proprio perchè è un’opera letteraria, è molto godibile e sicuramente consigliabile.

La lunga attesa dell’angelo

Melania G. Mazzucco

Rizzoli 2008, 417 pagine

Recenzione di Francesco Erspamer su www.italica.rai.it

È la storia dell’ultimo gigante del Rinascimento italiano, Tintoretto: che a differenza degli altri, Leonardo, Raffaello, Michelangelo, Tiziano, non fu e non è diventato un’icona, cioè un personaggio di cui si possa scrivere solo un’agiografia. Basso, arrivato tardi al successo, vissuto sempre a Venezia, privo della “graziata affabilità” di Raffaello (così ne parlava Vasari) o della grandiosa misantropia di Michelangelo, la sua vita non fu quella di un predestinato bensì una lotta e una faticosa conquista. Da qui la scelta di Mazzucco di farlo parlare in prima persona, attraverso un monologo con Dio tenuto nei quindici giorni della sua dolorosa, insonne agonia. Una lucida confessione, in cui le memorie si mescolano o alternano al giudizio, nel tentativo da un lato di recuperare fisicamente, come emozioni attuali, le esperienze di un tempo, dall’altro di dare un senso coerente ai frammenti di un’esistenza. La vita, ha finalmente compreso, è un lento “processo di semplificazione”. E non si tratta solo della sua fine individuale: anche quella del suo mondo. “Che senso ha dipingere in un mondo distrutto?”, si era chiesto nel 1571, quando l’onda dell’espansione turca sembrava prossima a sommergere Venezia, prima di essere fermata a Lepanto. Cinque anni dopo, la peste. Quando arrivò anche nella sua casa Tintoretto offrì in voto il suo talento: “Non avrei dipinto né per denaro né per la gloria né per l’amore della pittura; lo avrei fatto per riconoscenza”. Attraverso la sua vicenda Mazzucco esplora un periodo di profonda trasformazione, di passaggio dal bisogno di affermazione e autoaffermazione del Rinascimento alle inquietudini programmatiche, cioè non subìte ma cercate, della modernità. Emblematiche le pagine sulla morte di Tiziano, con la descrizione della sua casa abbandonata e saccheggiata da disperati e profittatori, davvero un’epoca che si concludeva, e non semplicemente sfumando in quella successiva ma con uno stacco netto, una catastrofe, trauma necessario per allontanarsi dal passato e trasformarlo in mito. Oltre a Tintoretto il romanzo ha due protagoniste. Una è Marietta, “scintilla”, la sua prima figlia, illegittima ma da lui riconosciuta e accolta nella nuova famiglia, incarnazione della voglia di vivere, della curiosità, anche della pittura, lei stessa pittrice malgrado i pregiudizi sociali. Mazzucco ne fa la parte migliore di Tintoretto, da lui tenuta infatti, contro ogni consuetudine, come assistente, vestita da maschio, creduta un maschio: “Se vomiti sei una femmina”. Marietta è la personificazione della sua ispirazione, di ciò che andava oltre la tecnica e il bisogno materiale di guadagnare attraverso la produzione di quadri, oltre la sua ambizione personale, oltre le sue paure e i suoi conformismi, che per esempio lo spinsero a destinare al convento le altre figlie. Oltre il suo narcisismo: “Sono il figlio e l’allievo di me stesso, mi sono messo al mondo da me”, dice, ma sarà da Scintilla che imparerà cosa davvero conta nella vita. In uno degli episodi più commoventi del romanzo Tintoretto le insegna a dipingere al buio, perché, spiega, la verità e la bellezza non si possono copiare, occorre trovarle dentro di sé. “Che state facendo?”, gli chiede Faustina, la sua giovane moglie. “Lezioni di pittura”, risponde lui. Ma Marietta: “Sogniamo con il pennello”. La seconda protagonista è Venezia, colta nel momento del suo massimo splendore, reso ancora più sontuoso dai segni della decadenza ormai prossima: con i suoi palazzi, canali, mercati, le sue feste, la sua gente, nobili, mercanti, prostitute: anch’essa, la città, osservata dall’interno, come se ne facessimo parte, non l’oggetto museificato che ci offrono le guide turistiche. Melania Mazzucco è una delle più dotate scrittrici italiane (uomini inclusi); impossibile trovare nelle quattrocento pagine di questo suo libro, come del resto nei precedenti, una frase forzata o buttata lì, un pensiero imposto da fuori, che non scaturisca dal racconto. E prima di comporre un romanzo si documenta, si immerge nell’argomento. Infatti è annunciata per i prossimi mesi una biografia di Tintoretto e della sua famiglia, esito storico-documentario delle accurate ricerche che hanno preceduto La lunga attesa dell’angelo. La sua scrittura avvolge il lettore, lo cattura; i suoi dettagli sono precisi, ricchi, necessari. Però in questa occasione non viene sostenuta dalla trama: accade poco, e quel che accade è in fondo prevedibile, se non annunciato. Il tono rimane uniforme, il ritmo identico. Neppure il personaggio, dopo che ci ha rivelato le contraddizioni e patologie della sua vita ordinaria, cresce più: le sue sventure, le sue meschinità, le sue paranoie non ci sorprendono. Non è dunque un romanzo per tutti, neppure necessariamente per chi abbia amato Il bacio della Medusa o Vita. Peraltro non richiede una lettura affrettata: credo anzi che dia il meglio a piccole dosi, magari inframmezzate da visite a chiese e musei, o anche solo su internet, a ritrovare in qualche dipinto di Tintoretto le suggestioni che queste pagine hanno creato.

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