Il mistero di Modigliani tra vere beffe e autentici falsi

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La trasmissione La storia siamo noi ha dedicato una puntata alla “Beffa di Livorno”:

Livorno, 1984: tre sculture vengono ritrovate in un canale, gli esperti le attribuiscono a Modigliani. I veri autori, studenti universitari, rivelano la burla, ma quando la figlia dell’artista muore in circostanze misteriose lo scherzo si tinge di giallo.

La storia è molto più complicata di quanto la si racconti in genere, ed è molto interessante. Certo non insegna granché su Modigliani, ma insegna molto su quanto è complesso e a volte “sporco” il mondo dell’arte. La lezione, se vogliamo, è : state attenti e non fidatevi delle paillettes, siate coscienti che dietro una mostra ci sono anche soldi e carriere che si costruiscono, ma non rinunciate a farvi un vostro giudizio.

Così disse Federico Zeri, che aveva sempre dubitato dell’autenticità delle teste: “Vere o false, le tre pietre sono pezzi di anodino livello così scarso che per esse non valgono neppure gli epiteti di giudizio qualificante. Se autentiche esse rappresentano per così dire la preistoria di Modigliani, che fece bene a disfarsene. Ma qui nascono, in folla, le considerazioni che suscita la vicenda. La prima è l’arroganza con cui la critica d’arte comtemporanea impone al pubblico tutto ciò che essa considera valido e degno di nota. Il pubblico è considerato dai Vati e dai Druidi della critica come una massa amorfa, incapace di giudicare senza la guida di ‘color che sanno’, cioé di quella odierna varietà dei chierici di un tempo che sono i critici d’arte. Costoro adoperano un linguaggio oscuro, involuto, profetico, degno della Pizia e della Sibilla Cumana. Beninteso, dietro gli ispirati vaticini dei critici si muovono interessi commerciali: da almeno cento anni tutto il fenomeno dell’arte contemporanea riconosciuta dai critici è un colossale fenomeno di mercificazione e di speculazione, del tutto staccato dai reali interessi figurativi della società e delle masse.
Guai se queste ultime si ribellano: esse debbono restare docili, subire l’arte. In realtà l’arte contemporanea è uno smaccato fenomeno di élite, ad uso e consumo degli intellettuali. Ed è deplorevole che la corrente critica di ispirazione marxista si sia lasciata irretire da questi e non li abbia combattuti come meritano; a meno che l’autentica arte moderna destinata alle masse non vada riconosciuta nel cinema, nei fumetti, nei manifesti pubblicitari.”

La puntata è visibile interamente nel sito del programma in questa pagina. Alcuni brani sono disponibili anche su Youtube (1, 2).

Per saperne di più c’è il sito xoomer.alice.it/testedimodigliani (da cui ho tratto il testo di Zeri e la foto)  e il libro La beffa di Modigliani (di Giovanni Morandi, P0listampa, 2004)

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