Argan e il futuro dei libri di testo

Si è tenuto il 18 febbraio presso l’Accademia di S. Luca a Roma il preannunciato convegno “Il gusto dei problemi”, incentrato sul famoso rivoluzionario manuale di storia dell’arte di Giulio Carlo Argan. Non si è trattato solo di una celebrazione dell’autore per il centenario della nascita. Si è parlato molto del futuro dei libri di testo riunendo per la prima volta allo stesso tavolo autori, editori e fruitori. Nuovi libri sono in preparazione: la nuova edizione del Bertelli-Briganti-Giuliano, del Cadario, del Cricco-Di Teodoro e il nuovo Giorgi. Ma fino a che punto sono efficaci? L’ANISA ha presentato in quest’occasione l’inchiesta che sta conducendo sui manuali di storia dell’arte chiedendo il parere di insegnanti e, da sottolineare, studenti.

Di particolare interesse gli interventi dei prestigiosi relatori stranieri. Jean-Miguel Pire e Henri de Rohan-Csermak (nella foto) hanno parlato dell’inserimento della storia dell’arte come materia obbligatoria in Francia, in tutti gli ordini di studio. Una vera rivoluzione, per cui è stato da modello anche il sistema italiano, unod ei primi ad inserire questa materia nelle scuole superiori. E pensare che la riforma Gelmini sta fortemente attaccando questo primato… Certo è anche vero che, per motivi economici, il sistema francese non prevede l’assunzione di nuovi insegnanti specializzati in questa materia, ma bensì un insegnamento corale e multidisciplinare. Però che contrasto tra una nazione in cui entrambi i candidati alle ultime elezioni presidenziali avevano nel loro programma politico l’argomento storia dell’arte, e la nostra nazione dove se ne parla solo quando bisogna tagliarla!

Beth Harris e Steven Zucker hanno parlato di una nuova esperienza di web-libro: smARThistory un sito che raccoglie lezioni multimediali (audio, video, foto, testi) di storia dell’arte, con un approccio non istituzionale, proponendo conversazioni più che lezioni.  Un’esperienza interessante che  tra l’altro potrà essere utile quando e se la nostra materia verrà insegnata anche in lingua straniera (la riforma precede questa possibilità). Tuttavia è anche l’occasione per riflettere sul futuro dell’ebook, che non può essere una mera trasposizione digitale del testo cartaceo, con tutt’alpiù dei link aggiuntivi. A questo proposito l’intervento di Roberto Mattioni di ASUS ha presentato i nuovi strumenti per “usare” e non semplicemnte leggere l’ebook. Ricordiamo infatti che gli e-reader come il famoso Kindle, sono in bianco e nero (lo richiede la tecnologia dell’inchiostro elettronico) cosa piuttosto negativa per l’insegnamento della storia dell’arte. I netbook sono meno costosi e più diffusi, però sono meno pratici avendo uno schermo piccolo e non essendo touch screen. Il nuovo modello ASUS EeePad, potrebbe mettere d’accordo tutti essendo sostanzialmente una mini LIM, bisognerà vedere quanto costerà…

E anche di LIM  si è parlato nella Tavola Rotonda finale del convegno con gli interventi significativi di autori ed editori (tra gli altri si è distinto  Emilio Zanette per profondità e praticità) e con una massiccia partecipazione degli insegnanti-ascoltatori. Fin’ora, ha fatto notare la presidente dell’ANISA Clara Rech, non sembrano esserci applicazioni specifiche per la nostra materia (escluso, si intende, la possibilità di proiettare e ingrandire le immagini).  Una parziale eccezione è quella della casa editrice Pearson (per testi di “Arte e Immagine” nelle scuole medie): al riguardo un video è visibile nel sito LIMbook (dopo l’intro cliccare “La Lavagna Interattiva Multimediale e i prodotti Pearson per LIM” poi “Oltre il LIMbook” e quindi “Fare arte con la LIM: gli strumenti della Lavagna Interattiva Multimediale“).

Nella maggior parte delle scuole italiane oggi la storia dell’arte si insegna ancora con testi cartacei, fotocopie e nei casi migliori videoproiettore. C’è da chiedersi se in futuro le lezioni memorizzate dalla LIM, i  materiali didattici pescati nella Rete, le visite guidate sostituiranno i libri di testo.  A parer mio non sostituiranno né gli editori (che resteranno comunque fornitori di materiali e saperi attendibili e mirati), né gli insegnanti (che guideranno i discenti a non perdersi nel mare del web).

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