Professore precario di storia dell’arte si suicida

L’urlo, Edward Munch, 1883, Oslo, Galleria Nazionale

La fiamma di una candela brucia per illuminare la triste storia di Carmine Cerbera e sotto l’immagine postuma sul suo profilo di Facebook c’è una didascalia che fa rabbrividire: “Suicidio di Stato”. Non è passato sotto silenzio il tragico gesto del professore di Storia dell’arte quarantottenne che si è tolto la vita venerdì con lo stesso coltello col quale tagliava le tele che dipingeva, esasperato da anni di precariato. Il web si è riempito di parole e solidarietà nel giorno del funerale, nella basilica di San Tammaro a Grumo Nevano, di dove la famiglia era originaria.

E la sua vicenda è diventata il tema centrale di un sit in di protesta davanti al ministero dell’Istruzione a Roma. “Il precariato uccide. Precari uniti”, diceva lo striscione portato dagli insegnanti in viale Trastevere. Rapidamente dallo stesso ministero è arrivata una risposta di disponibilità: «C’è grande attenzione e rispetto per le vicende di sofferenza da parte del Miur  fanno sapere dalla dirigenza del ministero  dove gli aspetti umani sono considerati primari nella scuola, essendo fatta di persone. Il mondo dell’istruzione esprime in questo momento un forte disagio, una protesta che nasce da anni di tagli; mostra una forte sofferenza  sottolinea la nota diffusa dalle agenzie di stampa  che il ministro conosce bene e rispetta».

Dopo la laurea in accademia era venuta la specialistica, conseguita il 22 ottobre scorso

Cerbera non si era mai arreso e non aveva mai incrociato le braccia, coltivando la voglia di migliorarsi, di ottenere altri titoli per avere nuove carte da giocare in un settore ad alto tasso di disoccupazione. Una forte volontà che non è stata premiata: padre di due figlie, Carmine era rimasto senza cattedra. Quest’anno, zero incarichi. Di qui, la disperazione che aveva espresso, anche se non ha lasciato biglietti per spiegare il suo gesto, su Facebook proprio il giorno della laurea specialistica: «Oggi dovrei essere gioioso ma sono triste perché il ministro Profumo ci sta distruggendo il futuro. Siamo precari a vita ammettendo di essere fortunati».

Centinaia di persone hanno affollato la chiesa di Grumo Nevano con grande commozione. «La sua morte ci rattrista e ci fa interrogare», ha detto nell’omelia il parroco, Alfonso D’Errico. Contemporaneamente, davanti al ministero a Roma, il sitin con tanti cartelli: “Ci avete tolto tutto, non ci toglierete la dignità” e “Ciao Carmine, continueremo la lotta anche per te”. «Siamo tutti davanti al Miur con un fiore, per ricordare Carmine Cerbera», ha detto il collega precario Massimo Gargiulo. Una testimonianzadenuncia anche da Aurora Spinosa, storico dell’arte tra i dirigenti dell’Accademia di belle arti: «Sono stata la sua relatrice alla tesi, insieme ad altri tre amici precari cinquantenni. Frequentavano tutti l’Accademia e a tutti dovevo firmare il foglio di giustifica per la scuola. Siamo purtroppo abituati a trovarci di fronte a persone adulte che ancora debbono girovagare per raccogliere briciole. E sono rimasta attonita di fronte a questo gesto disperato e nel contempo lucido. Un monito all’azione per tutti quanti noi operiamo nell’ambito della formazione. Ogni giorno leggo nello sguardo dei giovani l’angoscia del futuro e l’impotenza di poter elaborare un progetto di vita e di non poterlo neppure più sognare».

La battaglia ispirata dal suicidio del precario prosegue sul web, dove siti e profili Facebook dei tanti amici, anche stranieri, del docente, sono pieni di appelli e commenti accorati. Il più toccante è quello del nipote di Cerbera: «In nome della famiglia vi chiedo di non abbandonarci, mio zio dev’essere la scintilla che fa cessare questo scempio, perché nessuno me lo ridarà indietro».

Stella Cervasio

Fonte: http://napoli.repubblica.it/cronaca/2012/11/05/news/prof_precario_suicida_mobilitazione-45917920/

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