Educare con l’arte (Herbert Read, 1943)

Viviamo in un mondo tollerante e non vogliamo insinuare che un modo integrale di pensiero escluda il pensiero logico. Ma é fin troppo evidente che un’istruzione rivolta esclusivamente al pensiero logico produca tipi incapaci di attività immaginativa e di piena vita sensoria: basterà rammentare il patetico rimpianto di Darwin. Ed è altrettanto ovvio che il tipo eidetico estremo rappresentato da certi artisti è incapace di ogni attivita mentale che un logico possa considerare coerente, intelligente, sistematica e sana. Ambedue i tipi continueranno ad esistere e a determinare le variazioni dialettiche dalle quali sembra dipendere il processo biologico. Ma non sarebbe più oltre possibile rivolgere l’intero meccanismo dell’educazione alla produzione di un solo tipo, il logico.

V’è infatti ragione di credere che il bambino sia incapace di pensare logicamente fino ai quattordici anni circa, e quindi ogni tentativo di forzare lo sviluppo del mondo concettuale sia innaturale e forse nocivo. La realtà è un’esperienza organica totale, in cui l’immagine e il dato della percezione non sono chiaramente differenziati ed alla quale è estraneo ogni tipo di concetto astratto. I bambini, come i selvaggi e gli animali, prendono esperienza della vita direttamente e non da una distanza mentale. Al momento giusto, essi perdono la loro innocenza originaria e mettono da parte tutte le cose dell’infanzia. Ma che mai metteranno al posto della coscienza unitaria di cui hanno goduto? Questa è la grande domanda. La sola risposta che la civiltà moderna e i suoi pedagogisti possono dare è: una coscienza dilacerata, un mondo fatto di forze in contrasto, d’immagini distaccate dalla realtà, di concetti distaccati dalle sensazioni, di logica distaccata dalla vita. Nel migliore dei casi potremmo recuperare una coscienza integrata nell’arte, se anche questa non fosse invasa da atteggiamenti intellettualistici che ne distruggono la vitalità organica. Il nostro assunto è di dimostrare che l’intento dell’educazione, come dell’arte, dovrebbe essere di conservare la totalità organica dell’uomo e delle facoltà mentali, in modo che, passando dall’infanzia alla maturità, dallo stato primitivo al civile, esso possa tuttavia conservare l’unità della coscienza che è la sola sorgente dell’armonia sociale e della felicità individuale.

Non v’è alcuna diflicoltà a sviluppare l’insieme delle immagini mentali del bambino e vedremo con quale ricchezza di risultati ciò sia stato fatto. Vedremo anche che, se non s’imponga all’educazione un ideale esclusivamente logico, è facile prolungare l’attività immaginativa fino all’adolescenza ed oltre.

In contrasto con tutta la tradizione logico-razionalistica, sosteniamo che esiste un concreto modo visivo di  “pensare”, un processo mentale che raggiunge la sua massima efficacia nell’opera d’arte. È un modo di pensare che rafforza l’originaria unità di percezione e sentimento, propria della disposizione eidetica. Questa unita originaria si sviluppa nell’unità di sensibilità e ragione (sensazione e idea) ed è poi la base di tutta l’attività immaginativa e pratica.

Alla cognizione formale del mondo, propria del pensiero logico, si contrappone l’essere organico del mondo, come realtà concreta. Da un più vasto punto di vista sociale, si afferma che un modo di vita fondato sulla conoscenza delle relazioni organiche (per usare la frase di Platone) è una guida più sicura, nell’organizzazione sociale, che i sistemi e le ideologie nate dal pensiero logico. Queste conducono a quelle deviazioni dallo sviluppo naturale (vedi le attuali tendenze di materialismo storico, razzismo, totalitarismo), che negano, in un modo o nell’altro, una verità fondamentale: che la legge dello sviluppo é inerente all’universo e palese nell’uomo naturale.

Lo scopo dell’educazione logica è di determinare, nell’individuo, la capacità di integrare le proprie esperienze in una visione logica dell’universo, la quale implica concezioni dommatiche del carattere e della morale.

Lo scopo dell’educazione immaginativa è stato descritto da Platone: infondere una completa e sensuosa coscienza dell’armonia e del ritmo che entrano nella costituzione di tutte le cose viventi, e sono la base formale di tutte le opere d’arte, affinché il bambino, nella sua vita e nelle sue attività, possa partecipare della stessa grazia e bellezza organica. Con questa educazione  rendiamo il bambino cosciente di quell’istinto della relazione che, anche prima dell’intervento della ragione, gli permeterà di distinguere il bello dal brutto, il buono dal cattivo, la giusta linea di condotta da quella sbagliata, la persona nobile dall’ignobile.

ll mio invito al riconoscimento del posto dell’arte nel sistema educativo mira lontano. Si vuole che l’arte, in senso lato, possa essere la base fondamentale dell’educazione. Nessun’altra disciplina, infatti, è cappace di dare al bambino, non solo una coscienza in cui immagine e concetto, sensazione e pensiero siano collegati e unificati, ma anche una conoscenza istintiva delle leggi dell’universo ed un atteggiamento o un comportamento in armonia con la natura.

[…]La contesa sugli orari è inutile e inammissibile. Il nostro scopo non è di ottenere due o tre ore di più. Noi domandiamo niente di meno che le trentacinque ore nelle quali la settimana del bambino è ora arbitrariamente divisa. Noi domandiamo, cioè, un metodo di educazione che sia fondamentalmente e formalmente estetico, e nel quale la conoscenza e l’abilità manuale, la disciplina e il rispetto, non siano se non altrettanti facili e inevitabili con-prodotti di una naturale industriosità infantile.[…]

[…]La questione dei costi è irrilevante: c’è terra, ci sono materiali da costruzione, capacità, e forze di lavoro. In una società razionale, c’è soltanto una questione di priorità; e nessun servizio, salvo quelli che si riferiscono all’alimentazione e alla protezione della vita umana, deve avere la priorità sull’educazione.[…]

Tratto da: Educare con l’arte, di Herbert Read, trad. di Giulio Carlo Argan, Edizioni di Comunità, Milano 1962,  pagg. 93-96, 262, 351

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